E’ NATALE ANCHE PER GLI ALBERI – Appunti di viaggio
di Ilaria Bagnulo
Introduzione
Mai come in questi ultimi anni si sta parlando dell’importanza degli alberi per la loro funzione ambientale e di contrasto al surriscaldamento terrestre. Sappiamo infatti che gli alberi sono produttori di ossigeno, dispensatori di ombra e metabolizzatori di anidride carbonica, elencando solo alcuni dei principali benefici di cui possiamo godere.
“Piantare milioni di alberi” è lo slogan della nuova propaganda mondiale, un impegno promosso e promesso da classi politiche e grandi corporazioni di molti paesi, nonostante siano state più volte evidenziate le problematiche relative alla concreta fattibiltà di tali proposte.
Per un’ironica contraddizione – e con tradizione – il periodo natalizio porta con sè quella magia che permette di tagliare migliaia di alberi di Natale in un colpo solo. Tutto questo per decorare le case di milioni di famiglie per un mese scarso l’anno per poi finire buttati nel cassonetto, augurandosi che sia almeno quello degli scarti organici.
Ma è Natale anche per gli alberi.
Fotografia anonima, fine 1800.
Natale negli Stati Uniti
Negli anni in cui vivevo negli Stati Uniti ricordo con impressione quanti alberi di Natale vedevo lasciati lungo i marciapiedi alla fine delle festività natalizie, già dal 25 sera, per essere raccolti da imprese specializzate nel loro smaltimento o essere trasformati in pacciamatura.
Nel mondo occidentale, che segue senza farsi troppe domande una tradizione che vanta un secolo scarso di storia, esistono aziende vivaistiche dedicate quasi esclusivamente alla coltivazione di abeti natalizi. Aziende che oggi devono scontrarsi con gli effetti del cambiamento climatico e di prolungati periodi di siccità.
Considerata l’attuale necessità di un marketing più etico e sostenibile che metta venditori e acquirenti a posto con la coscienza, alcuni produttori promettono che per ogni albero venduto ne verrà piantato uno nuovo. Potrebbe sembrare una piccola consolazione ma in realtà si riduce alla circolarità di un prodotto che sarebbe stato ripiantato in ogni caso al fine di essere nuovamente venduto i prossimi Natale.
Photo credit <<1977 >> – Trees meet the street
Photo credit Lynn Friedman – Xmas trees on the curb
Crescere alberi, che sia da seme, talea o innesto, richiede i lenti tempi che la natura detta. Ci vogliono anni, risorse naturali come acqua e terra e tutte le cure necessarie per garantire il loro sviluppo e raggiungere lo status di prodotto finito e pronto all’uso.
Personalmente ho sempre contestato l’ “albericidio” del Natale americano, come l’ennesimo esempio di uno sfrenato consumismo. Invitavo tutte le persone con cui potevo permettermi una certa confidenza a smettere di comprare alberi di Natale, specialmente se tagliati, e liberare la loro creatività per optare ad alternative valide e originali. O quantomeno esortavo a comprare un albero con le sue radici, che dopo il suo servizio avrebbe potuto continuare a vivere in vaso o trovare fissa dimora in qualche terreno privato.
Natale è finito, dove finisce l’albero?
Mio padre fece così anni fà, e oggi nel suo terreno in campagna svettano pieni di gratitudine due abeti che custodiscono i ricordi del Natale della nostra infanzia, sebbene uno si sia irrimediabilmente ammalato.
Capisco che l’opzione di comprare un vero abete in vaso non è per tutti e richiede uno spazio esterno in cui tenerlo o di trovare una futura collocazione che non può essere scelta a nostro piacimento. Diventerebbe il primo problema ad inaugurare il nuovo anno, se ci mettessimo a piantare abusivamente abeti natalizi in aiuole e parchi pubblici o come nuove alberature urbane. Un ottimo esempio lo rappresenta, con l’aria di chi l’ha scampata, l’abete piantato su strada che ha superato il mio balcone al primo piano.
Alberi di Natale alternativi
La mia Araucaria di Natale
Durante la manutenzione di un giardino di San Francisco salvai una piccola Araucaria heterophylla poco più grande di 20 cm, abbandonata per terra e la feci crescere in un vaso. L’anno seguente la sua crescita era raddoppiata, così la elessi ad albero natalizio. Incartai il vaso come un pacco regalo e la incoronai con un filo di lucine e ornamenti leggeri che non spezzassero i suoi giovani rami. Scoprii tempo dopo che, nonostante le araucarie siano conifere che in terra possono raggiungere 80 m di altezza con una rapida velocità di crescita, si prestano molto bene ad essere coltivate in vaso. Quando rientrai in Italia la mia coinquilina, che al tempo apparteneva alla categoria di “uccisori seriali di alberi di Natale”, adottò l’araucaria. Dopo anni di convivenza e predicazione, e per via dell’eredità ricevuta, mi annunciò la sua conversione, proseguendo la tradizione mettendola in ghingheri nel suo salotto ogni dicembre.
La mia Araucaria eterophylla eletta ad albero di Natale
Ficus benjamin e Rosmarino
Ali, una collega di lavoro, aveva usato il suo Ficus benjamin decorandolo con lucine, pendenti di stoffa e fiocchetti rossi; un ficus dal fascino natalizio elegante, sebbene la sua essenza evocasse più il caldo umido dei tropici che non le montagne innevate della Lapponia. Mi aveva anche suggerito un valido sostituto dell’abete, il rosmarino, non solo per la similarità delle foglie, aghiformi e di un verde scuro, ma perchè, come le conifere, contribuisce a profumare l’aria rilasciando il suo aroma nella stanza. Il mercato vivaistico propone infatti cespugli di rosmarino di diversa grandezza potati con forma piramidale, suggerendo questa comoda alternativa che si addice bene anche per piccoli spazi e a un futuro utilizzo culinario.
Una vasetto di rosmarino natalizio
Fantasie di Natale
L’alternativa più comune è quella degli alberi sintetici che garantiscono una presenza duratura e pluridecennale ma restano pur sempre oggetti di plastica, privi di anima e prodotti con materiali inquinanti che non si possono smaltire.
Esistono, invece, molte alternative da esplorare e sperimentare senza comprare piante o alberi, come ad esempio, utilizzare una scala o un manichino che ben si prestano al ruolo offrendo risultati fantastici. Esistono inoltre alberi sagomati in legno o cartone, riutilizzabili o reciclabili.
In un mondo così connesso attraverso internet, la bellezza che le idee circolino con tanta facilità dovrebbe far venire voglia di andarne a caccia e divertirsi a scoprire fino a che punto si sia spinta la creatività delle persone.
Photo credit Jeremy Erickson – Xmas tree ladder
Sarebbe inoltre doveroso riflettere su come si celebri o meno il Natale in altri paesi del mondo o a sud dell’equatore, dove è piena estate e le famiglie brindano in costume in riva al mare.
Certo è che possiamo prendere ispirazione e posizione; comprare un rosmarino, un ficus benjamin, addobbare il lampadario del salotto o un scala. Possiamo essere liberi di scatenare la fantasia e arrangiarci con quello che abbiamo in casa, trasformando i simboli di questa festa in un nuovo modo di vivere fuori dagli schemi e più sensibile all’ambiente.
A Natale facciamo un regalo anche agli alberi, non tagliamoli, non compriamoli!