IL FUTURO A BASE DI FUNGHI – Nuove Soluzioni che Spuntano.
di Ilaria Bagnulo
Introduzione
Quando si parla di funghi è inevitabile pensare a tartufi, porcini e champignon a condimento di deliziosi piatti o immaginare quelle minute presenze che popolano sottoboschi, foreste incantate e antiche fiabe popolari.
Osservandoli da un punto di vista puramente scientifico invece, quello dei funghi è un vero e proprio regno che vanta più di 3 milioni di specie, di cui solo 700.000 sono ad oggi conosciute e studiate in diversi ambiti di applicazione.

Illustrazione tratta dal “Nouvel atlas de poche des champignons comestibles et vénéneux” di Paul Dumée, 1921
Le origini
Nell’immaginario comune pensiamo che i funghi che raccogliamo nei boschi siano solo formati dal gambo e dal cappello, ignorando che quello che vediamo sia solo il corpo fruttifero, il carpoforo, emerso dalla terra al fine di rilasciare le spore per diffondersi e riprodursi. Il vero corpo vegetativo del fungo infatti, è a noi invisibile in quanto si sviluppa sottoterra o all’interno di altri ambienti, come legno e acqua, e di altri organismi, crescendo e espandendosi attraverso il micelio, un reticolo di strutture filamentose simili a radici chiamate ife.
Organismi unicellulari o pluricellulari eterotrofi, ossia che si alimentano di sostanze organiche esterne, i funghi sono capaci di riprodursi in maniera asessuata o sessuata con una crescita molto rapida e di sopravivvere in assenza di luce.
Queste caratteristiche fecero dei funghi tra i primi colonizzatori della Terra 1,3 milioni di anni fà circa, migliaia di anni prima della nascita del regno vegetale. Il micelio, grazie alla sua capacità di penetrare ed esplorare qualsiasi materiale, riuscì a bucherellare il manto roccioso della terra, trasformando i minerali in esso contenuti in molecole semplici, contribuendo, insieme alle forze meccaniche di agenti atmosferici e geofisici, alla formazione del suolo terrestre che diede successivamente vita al regno vegetale.
Etimologia del nome
Il termine ‘fungo’ deriva dal latino fungus, possibilmente derivato dal greco spóngos (σπόγγος) o sphóngos (σφόγγος), con il significato di “spugna”.
Nel greco antico ci si riferiva al fungo con il termine μύκης, da cui l’uso in latino scientifico di myco in relazione alla micologia.
Nel linguaggio contemporaneo il termine fungo viene utilizzato in riferimento all’alimento, o come infezione o malattia che può interessare alcune piante e animali, inclusi gli esseri umani.
I funghi micorrizici o micorrize
Gli studi applicati alle scienze ambientali, forestali e agronomiche hanno dimostrato che i funghi micorrizici (dal greco mykes, fungo, e rhiza, radice) abbiano avuto un ruolo centrale nello sviluppo delle forme di vita sul pianeta.
I miceli mantengono il terreno fertile grazie alle loro capacità metaboliche di demolizione e estrazione di minerali, elementi fondamentali per il nutrimento delle piante e anche di altri microorganismi del suolo, come i batteri.
Un esempio su larga scala è il ruolo dei funghi micorrizici nelle foreste, dove il micelio vive in un rapporto simbiotico e di reciprocità con le radici di piante e alberi (funghi simbionti), fornendo nutrienti, come carbonio, azoto e fosforo, alle loro radici dalle quali in cambio riceve essudati di carboidrati e lipidi di cui si nutre. Anche i batteri hanno un ruolo importante in questo scambio di nutrienti. Alcuni batteri actinomiceti vivono all’interno delle ife, in un rapporto a sua volta simbiotico, potenziando la crescita del fungo, stimolandone il metabolismo e influenzando le relazioni con le piante associate.
La fitta rete di ife che si espande sottoterra contribuisce, inoltre, a mantenere il terreno compatto, riducendone l’erosione. Questa vasta rete, chiamata dagli scienziati wood wide web, può raggiungere chilometri di estensione, come una vera e propria piattaforma, ed è in grado di veicolare informazioni e nutrienti a supporto della biodiversità, non solo delle foreste, ma di qualsiasi terreno.
Particolare della relazione tra le radici di un pino e le ife del micelio.
All’interno di queso sistema ecolgico è doveroso mensionare i funghi saprofiti che agiscono sulla decomposizione di residui vegetali e animali, contribuendo alla formazione di humus ricco di elementi nutritivi.
E’ dunque chiara l’importanza fondamentale dei funghi per gli equilibri degli ecosistemi e il benessere del terreno e del pianeta. Organismi che se in molte occasioni svolsero il ruolo di parassiti e patogeni letali per piante, animali e uomini, in altri casi si rivelarono elementi preziosi per la loro salute e sopravvivenza.
Medicina antica e moderna
Descritti negli antichi manuali di medicina tradizionale cinese e presenti anche nella cultura greco-romana, alcuni funghi venivano utilizzati per le loro azioni curative antimicrobiche, antinfiammatorie o di supporto al sistema immunitario. I papiri egiziani datati al 1.500 A.C. parlano delle proprietà curative delle muffe; molte tribù indigene delle Americhe, ma anche australiane, utilizzavano i funghi non solo per curarsi ma per le loro proprietà psichedeliche.
Lo sviluppo della ricerca medica e farmaceutica degli ultimi secoli arrivò a trovare antidoti eccezionali in alcuni ceppi di funghi capaci di produrre i migliori antibiotici esistenti, come nel caso delle penicilline (Penicillium chrysogenum), o della ciclosporina, un farmaco immunosoppressore che rende possibile il trapianto di organi. Oggi il 60% degli enzimi usati nell’industria farmaceutica proviene dai funghi.
Nel campo psichiatrico e della salute mentale si stanno aprendo le porte a somministrazioni di microdosi di psilocibina, una sostanza che alcuni funghi allucinogeni producono per difendersi dagli insetti, e che sembrerebbe un rimedio naturale ed efficace per curare disturbi depressivi, ossessivo-compulsivi e di natura traumatica.
Dalla padella alla brace
La famiglia Saccharomycetaceae, funghi micromiceti costituiti da una sola cellula che si riproducono per gemmazione, fu l’ingrediente essenziale che diede inizio alla fermentazione di lieviti per impasti a base di grani e cereali e delle bevande alcoliche come birra e vino. Si aggiungono alle tradizioni culinarie secolari tutte le bibite gassate del nostro tempo, che sono a base di acido citrico, prodotto da processi di fermentazione di funghi come l’Aspergillus niger.
Di molti funghi macromiceti commestibili, di cui si utilizza solo il cappello e il gambo, è più che consolidata la conoscenza e il loro utilizzo culinario.
Per secoli i funghi sono stati cibo, medicina, ingredienti per rituali o impiegati per fabbricare manufatti e accendere il fuoco. Ne sono testimonianza gli oggetti ritrovati insieme ai resti di Ötzi, l’Uomo di Similaun appartenente al periodo Neolitico. Frammenti di Fomitopsis betulinua, un fungo che cresce sui tronchi delle betulle, molto probabilmente usati a scopo medicinale, e una sacca piena di funghi polipori, Fomes fomentarius, utilizzati per accendere e trasportare il fuoco. Un compito estremamente importante: con il fuoco ci si riscaldava, si cucinava, si illuminvava la notte e ci si proteggeva dagli animali pericolosi. Queste specie di funghi polipori dalla struttura legnosa (famiglia Polyporaceae), mostravano di essere altamente infiammabili, in grado di far attecchire la scintilla prodotta colpendo un minerale ricco in solfuro di ferro, come la pirite o la marcasite, con una selce.
Il corpo fruttifero del Fomes fomentarius
Nuove soluzioni che spuntano
Nel mondo odierno la micologia affiancata alla ricerca scientifica continuano a scoprire e sperimentare le innumerevoli potenzialità di questi piccoli organismi che sembrerebbe stiano diventando i grandi protagonisti del futuro e alla base di diverse innovazioni biotecnologiche.
Moda e design
Il settore tessile sta sviluppando diversi tipi di tessuti prodotti dall’interazione di funghi e batteri; in particolare un tessuto prodotto dal micelio sembrerebbe essere il perfetto sostituto di pelli animali. Attualmente viene utilizzato per produrre scarpe, borse e accessori sotto i brand Muskin e MycoTex.
Dal micelio lasciato crescere vicino ad altri materiali organici come la paglia, e fermentato con zuccheri e altri batteri, si possono ottenere non solo diversi tessuti ma anche materiali ancora più resistenti e adatti alla progettazione di oggetti di arredo e per il packaging.

Sebastian Cox & Ninela Ivanova, Mycelium & Timber © Petr Krejci Photography
Bioedilizia
La MycoComposite ha introdotto sul mercato un materiale da costruzione completamente biodegradabile ma duraturo ricavato da sottoprodotti della canapa e dal micelio che vi viene fatto crescere intorno. E’ utilizzato per produrre pannelli isolanti per le abitazioni, pavimenti e mobili.
Nel 2014 a New York, The Living, il primo Autodesk Studio dedicato a ricerca e sperimentazione, ha costruito l’Hy-Fi Tower, un’architettura alta 13 metri interamente biodegradabile. Furono utilizzati 10.000 mattoni prodotti da micelio e scarti organici e un’armatura in legno. Per tre mesi è stata aperta al pubblico per ospitare eventi culturali, per poi completare il progetto con la sua demolizione, compostarne i mattoni e applicare il prodotto finito come fertilizzante nei giardini locali.
I grandi benefici ambientali che è possibile ottenere da queste applicazioni attualmente sono ancora difficili da rendere accessibili ad un commercio su larga scala, frenati da lunghi tempi di produzione, ma lasciano senz’altro intravedere una chiara traiettoria per la ricerca e lo sviluppo di questo settore.
Hy-Fi, The Living, New York, 2014
Biorimedi e Bioindicatori
Negli utlimi decenni si è giunti alla messa a punto di quelli che vengono definti biorimedi o mycoremediation, metodi che prevedono l’applicazione di alcuni ceppi fungini e batterici ad alto potere degradante per il risanamento e recupero di terreni e acque inquinate. In questo caso vengono sfruttate le capacità del micelio di assorbire e filtrare i metalli pesanti, olii minerali e idrocarburi e scomporre le tossine. Un metodo che lascia spazio e speranza ad efficaci soluzioni per l’inquinamento ambientale, rappresentando una concreta soluzione biologica e a basso costo per l’estrazione di sostanze tossiche e nocive.
Nell’ambito del reciclaggio di rifiuti elettronici le micofiltrazioni riescono ad estrarre fino all’80% dell’oro e di altri metalli utilizzati nelle componenti elettroniche.
Per queste stesse capacità di estrazione, scomposizione e filtraggio, questi funghi sono eccellenti bioindicatori naturali per individuare quali sostanze pericolose siano presenti nel terreno e nelle falde acquifere.

Olio idrocarburo assorbito dal micelio di un Pleurotus ostreatus.
Biopesticidi
Sono ormai passati più di dieci anni da quando gli apicoltori europei hanno segnalato un’insolita diminuzione del numero di api e perdite annuali di colonie, in particolare nei Paesi dell’Europa occidentale tra cui l’Italia. Lo spopolamento degli alveari è da collegare a diversi fattori, tra cui la presenza di microscopici acari (Varroa destructor) provenienti dall’Asia. Il Metarhizium anisopliae, un fungo presente nei terreni di tutto il mondo, e noto per il potere bioinsetticida delle sue spore, è stato utilizzato con un grande successo di risultati. Questi funghi fortunamente non sono pericolosi per le api, che hanno un’immunità contro le spore. Sono prorpio le loro spore a uccidere l’acaro posandosi sulla superficie del suo corpo, dove cominciano a germinare perforandolo e proliferando al suo interno.
Se per secoli abbiamo guardato a questi organismi con una giustificata diffidenza, diventando abili nel riconoscerli e selezionarli per i loro molteplici benefici e inconfondibili sapori, oggi ci troviamo di fronte ad un incredibile mondo semi-invisibile e dalle infinite risorse. Un mondo, e ancora prima un regno, capace di proliferare le soluzioni più stupefacenti offrendoci la base per rimedi semplici e naturali per contrastare la parassitaria azione dell’uomo su questo pianeta.