Gli Impollinatori – Insetti Pronubi
di Ilaria Bagnulo
Introduzione
Gli insetti impollinatori, detti anche pronubi, sono le creature che svolgono l’importante ruolo dell’impollinazione delle piante. L’impollinazione avviene quando il polline di un fiore maschile, o di un organo maschile, lo stame, viene trasferito ad un fiore femminile o sull’organo femminile, il pistillo. Questo processo di riproduzione sessuale si svolge infinite volte e in infiniti modi per ogni pianta nel mondo.
Se l’acqua e il vento hanno un ruolo significativo per far si che l’impollinazione avvenga, la grande percentuale di piante angiosperma, specialmente quelle dalle quali dipendiamo per la produzione di cibo, si affida all’impollinazione entomofila, ossia ad opera di animali e sopratutto di insetti.
Le api mellifere sono le prime in assoluto a rivestire questo ruolo, ma esistono centinaia di altri api e insetti, oltre a rettili. uccelli e alcuni pipistrelli, che durante i loro rifornimenti di nettare e polline, trasportano i granuli pollinici di fiore in fiore, mettendo in atto l’impollinazione e la fecondazione delle piante.
Un’ape ricoperta di polline all’interno del fiore di un Tarassaco
Photocredit Guérin Nicolas CC BY-SA 3.0.
Imenotteri
Api
Esistono piu di 20.000 specie di api nel mondo, di cui diverse migliaia sono fondamentali per l’impollinazione dei fiori mentre altre specie per quella delle piante selvatiche.
Tutte le api, le domestiche mellifere e quelle selvatiche, raccolgono e si nutrono di nettare e polline. La comunità scientifica ha scoperto che le api selvatiche sono più efficaci a impollinare rispetto alle api mellifere, per il fatto che da una pianta impollinata dalle api selvatiche crescono più frutti.
Le api amano diverse varietà di piante, in particolar modo se a fioritura singola, come tagete o calendula, in quanto è più facile accedervi, e sono attratte dai colori blu, viola, bianco, arancione e giallo. Le setole distribuite sul corpo di molte api sono ramificate e uncinate, in grado di trattenere i granuli di polline. Queste setole compongono la peluria che ha la funzione di tenerle calde durante i periodi freddi, come ad esempio i bombi che infatti sono tra i primi ad uscire in inverno e durante le giornate grige. I bombi sono anche i migliori impollinatori di peperoni e pomodori.
Le api selvatiche si differenziano da quelle sociali perchè non vivono in colonie all’interno di un alveare ma sono solitarie e nidificano in luoghi diversi.
Oltre alle più riconoscibili api mellifere, in ambiente urbano è possibile osservare un’inusuale specie di piccolissime api impollinatrici di colore nero lucido, Hylaeus nigritus, che potrebbero essere scambiate per ditteri. In gergo sono chiamate “api mascherate” perchè i maschi hanno una maschera chiara sul viso.
Hylaeus nigritus
Vespe
La maggior parte delle vespe non è un buon trasportatore di polline, questo perchè i loro corpi sono coperti da setole irte al contrario di quelli delle api. Inoltre le vespe sono anche carnivore e come le mosche sono attratte da odori pungenti. Polline e nettare restano comunque preziosi alimenti di cui si nutrono in grandi quantità, rendodole partecipi del processo di trasporto del polline.
I fiori che cercano di attirare le vespe sono pochi, come scrofularia, passiflora e elleborina o le bulbose fritillaria che infatti emana un odore di carne rancida. Sembra che le vespe frequentino i fiori verdi e marroni, molti dei quali emanano le stesse sostanze chimiche emanate da afidi e bruchi, di cui sono ottime predatrici.
La Blastophaga psenes è forse la vespa più nota nel suo ruolo esclusivo per l’impollinazione degli alberi di fico (Ficus carica).
Blastophaga psenes all’interno di un fico
Photocredit – Phaluke CC BY-SA 2.0
Ditteri
Mosche
Per importanza come impollinatori, le mosche sono seconde soltanto alle api, frequentando più di 550 varietà di fiori. Sono un gruppo antico e furono probabilmente tra i primi gruppi di impollinatori, insieme ai coleotteri. Le mosche predominanti nell’ambito dell’impollinazione sono quelle della famiglia dei sirfidi, i tafani, i muscidi e i calliforidi. Esistono anche mosche specilaizzate, gli Acrceridae, caratterizzate da una lingua molto lunga, come quella della mosca Moegistorynchus longirostris dotata di una lingua lunga 8 cm rispetto al corpo lungo solo 1 cm.
Essendo insetti onnivori e attratti dall’odore delle carogne, le mosche vengono richiamate da piante e fiori sapromiofili, con odori pungenti. Questi fiori attraggono principalmente mosche e coleotteri producendo odori e assumendo colori (dal rosso scuro al marrone) tipici di carne in decomposizione ed escrementi. Un esempio sono i fiori appartenenti alla famiglia delle Apocynaceae e alla sottofamiglia delle Asclepiadoideae.
Questi insetti sono quindi attratti con l’inganno dai fiori sapromiofili, convinti di trovare cibo e siti idonei alla deposizione delle uova, ritrovandosi invece a svolgere il ruolo di impollinatori senza peraltro trovare un substrato idoneo allo sviluppo della prole.
Le mosche della famiglia dei Sirfidi sono colorate (marrone, nero, giallo, bianco) e possono essere scambiate per imenotteri, variegate, con due ali ben sviluppate e due più piccole quasi invisibili, mentre le api hanno tutte le quattro ali ben formate. Sono grandi frequentatrici di fiori anche per l’accoppiamento. Le femmine si posano sui fiori per assorbire i granuli di polline le cui proteine permettono loro di svilluppare le uova. Sono talmente patite di polline che sono atratte dal colore giallo.
Mosche e vespe si trovano spesso sugli stessi fiori in quanto entrambi ne apprezzano odori e colori simili, quali peonie e delfinium.
Orbea variegata impollinatat da una mosca

Helophilus fasciatus della famiglia di Sirfidi
Coleotteri
Alcuni fiori come il papavero orientale, anemone coronoria, ranuncolo gigante e tulipani slevatici vengono impollinati solo dai coleotteri. I fiori frequentati dall’ordine dei Coleoptera si sono adattati nel tempo producendo parti in eccedenza, così se vengono divorati i petali o gli stigmi, ne rimangono comunque in abbondanza per l’impollinazione e la fecondazione. I coleotteri grazie a degli spessi ciuffi di setole sulle zampe e sulla parte inferiore del corpo sono in grado di catturare il polline da trasportare. Riescono inoltre a nutrirsi di polline e accoppiarsi nello stesso momento, e spesso si possono trovare numerosi all’interno dei fiori dove vi restano per ore.
Scarabei
La Cetonia aurata è tra gli scarabei più comuni e facili da osservare; si nutre di nettare e linfa delle piante, ma anche di fiori e frutta.
Sempre appartenente alla famiglia degli Scarabeidi è l’Oxythyrea funesta, spesso scambiata per una cimice asiatica. Si nutre di polline e nettare ma può mangiare anche gli organi floreali. Può provvocare danni, seppur contenuti, ai fiori di rose e agrumi, per la difficoltà di raggiumgere i loro organi. Invece fiori ricchi di polline facilmente accessibile come, margherite e girasoli, non subiscono alcun danno evidente. Si trova spesso nei fiori delle Calle, pianta di cui risulta l’impollinatore per eccellenza. L’eventuale dannosità di questo insetto dipende dalla numerosità degli esemplari rinvenuti e dalla tipologia di fiori visitati.
Oxythyrea funesta su un fiore
Photocredit Nojhan by CC BY-SA 2.0 .
Lepidotteri
Farfalle
Certamente icone di indiscussa bellezza le farfalle non sempre sono le migliori impollinatrici. Sulle loro ali ampie e squamose il polline non aderisce facilmente e inoltre le loro zampe sono troppo lunghe e difficilmente entrano in contatto con le antere o gli stigmi dei fiori. L’apparato boccale è costituito da una sorta di proboscide (spirotromba) per consentire l’esplorazione delle corolle più profonde e succhiare il nettare ma possono anche andare in cerca di sostanze minerali liquide, come i liquami della frutta marcia, il fango e gli escrementi di uccelli e animali.
Rispetto alle api mellifere che si muovono in un’area che si estende al massimo fino a 3 km dal nido, le farfalle, invece, riescono a volare per grandi distanze e arrivano a percorrere fino a 250 km al giorno. Questa resistenza al volo le rende importanti impollinatori in quanto favoriscono un maggiore scambio genetico tra diverse zone incrementando così la resistenza delle piante alle malattie e ai parassiti, impollinando una maggiore diversità di specie. La maggior parte delle farfalle vola nei mesi caldi, tra maggio fino ad agosto, ma se fa troppo caldo, si ritirano nelle zone d’ombra.
Tra le specie più comuni e osservabili anche in ambiente urbano sui fiori di lantana, trifoglio, buddleja o di finocchi e carote, la Vanessa atalanta, diverse Pieridi, come le Pieris rapae e la Gonepteryx cleopatra, e la particolare Macroglossum stellatarum, comunemente chiamata sfinge colibrì per via della rapidità del battito delle sue ali e della sua lunga spirotromba.
Macroglossum stellatarum
Photocredit – cosplazaonline.com a CC BY-NC 2.0.
Vanessa atalanta su infiorescenza di Buddleja
Photocredit – Chalk Ahlom a CC BY-NC 2.0.
Falene
Le falene sono farfalle prevalentemente notturne con un gusto molto vario quando si parla di fiori. L’elevato numero di setole che rivestono il loro corpo consente di intrappolare e trasportare grandi quantità di polline mentre volano in cerca di nettare, motivo per il quale sono importantissimi impollinatori. Diversi studi scientifici hanno evidenziato come le falene notturne siano più prestanti delle api nel servizio di impollinazione, dimostrando il loro ruolo di impollinatrici effettive.
In secondo luogo, le falene sono molto importanti all’interno degli ecosistemi e un elemento chiave per la catena alimentare, supportando molti predatori e ospitando un’ampia varietà di parassiti. Alo stadio di bruchi sono fonte di nutrimento per diverse specie animali, inclusi ragni, rane, rospi, lucertole, ricci, pipistrelli e uccelli.
Le falene notturne vanno alla ricerca di fiori che si schiudono la sera, come sui racemi della “primula della sera” (Oenothera spp.), e che hanno un forte e dolce odore, come buddleja, aquilegia e lonicera. Prediligono fiori dai colori ricchi di nettare e chiari, bianco o crema, singoli e con lunghe corolle tubolari. Un esempio sono le falene appartenenti alla famiglia delle Sfingidi, dotate di lunghe spirotrombe, che intrattengono un iteressante rapporto alimentare notturno con i fiori della Datura di cui sono le principali impollinatrici.
In ogni caso le falene non visitano solo fiori con fragranze dolci e che si schiudono la notte ma in generale tutte quell piante che producono nettare.
La popolazione delle falene è drasticamente diminuita negli ultimi decenni a causa della pressione antropogenica e della degradazione ambientale, in particolar modo legata all’inquinamento luminoso delle città e delle abitazioni nelle zone rurali.
Una falena sfinge che visita una fiore di Datura