Il Mandorlo – Messaggero di Primavera
di Ilaria Bagnulo
Introduzione
L’Amygdalus communis (sin. Prunus amygdalus o Prunus dulcis) è tra i primi alberi a fiorire in inverno portando un luminoso messaggio della primavera in arrivo dopo il buio della stagione invernale.
Da sempre amato per la bellezza della sua candida fioritura, di grandissimo valore ornamentale, fu coltivato soltanto quando i suoi semi, le mandorle, originariamente velenosi e mortali, si trasformarono in alimento prezioso e di facile conservazione per il trasporto.
Ricche di nutrimento, delizia della pasticceria e siero della bellezza, le mandorle hanno viaggiato il mondo conquistando i mercati internazionali.
Negli ultimi cinquantanni le monoculture standardizzate e meccanicizzate dalla California e dall’Australia, primi produttori mondiali, hanno preso il sopravvento. Da poco tempo in Italia si è tornati a parlare dell’importanza di proteggere la biodiversità dei mandorleti autoctoni, di cui solo in Sicilia se ne contano più di 600 varietà, tra cui la nota Pizzuta d’Avola, e di rilanciarne la produzione.
“Ramo di mandorlo in fiore” – Vincent van Gogh, 1890
L’ultimo quadro che l’artista dipinse per celebrare la nascita del primo nipote.
Le origini
Il mandorlo è verosimilmente nativo della Cina, delle regioni dell’Asia centrale e sud-occidentale e del Nord Africa.
Citato nella Bibbia come shaked “il vigilante”, il mandorlo è coltivato da più di 5.000 anni, come testimoniano i semi carbonizzati risalenti al periodo neolitico ritrovati durante dieversi scavi archeologici. Dalla domesticazione del mandorlo selvatico nacque il mandorlo dolce. Semi di mandorlo domestico sono stati trovati durante scavi e nelle rocce sedimentarie dell’antica Mesopotamia, in Siria, Iran, Kurdistan e Azerbaijan e in Egitto all’interno della tomba di Tutankhamon (1325 a.C.).
Dall’Asia centrale si diffuse in Grecia, dove il mito di Filide racconta la sua fioritura. Tra il VI e V sec. a.C fu introdotto in Europa dai Fenici e i Greci, raggiungendo l’Albania, la Sicilia, la Spagna e il sud della Francia. La Sicilia, ai tempi parte della Magna Grecia, fù tra le prime terre ad ospitare questi alberi e la base di scambi commerciali con l’Impero Romano, dove le mandorle erano molto apprezzate e chiamate “nux graeca”. Alla fine del 1700 gli scavi archeologici nel Parco della Valle dei Templi di Agrigento portarono alla luce semi di mandorlo conservati in strati di terra datati all’età tardoantica.
Nel IX secolo il mandorlo raggiunse anche l’Inghilterra e la Germania e nel XIV secolo sbarcò nelle Americhe insieme agli Spagnoli.
Etimologia del nome
La parola mandorla proviene dal latino “amygdalus” ed è probabilmente di origine semitica. Diversi studiosi ritengono essere il nome frigio dato alla divinità greca Cibele, che significherebbe la grande madre. Si narra la favola, che il mandorlo nacque dal sangue di quella dea, personificando la terra che produce.
Caratteristiche botaniche
Il mandorlo (Amygdalus communis, sin. Prunus amygdalus o P. dulcis) è un albero piccolo, caducifoglie e latifoglie, appartenente alla famiglia delle Rosaceae. Può crescere in altezza fino a 10 m con portamento globoso.
Ha un crescita lenta ed è molto longevo, con una vita media di 50 anni anche se può diventare plurisecolare. Presenta un apparato radicale che si espande in senso radiale con radici a fittone.
Mandorleto in fiore
Tronco – in età giovane si presenta dritto e liscio, di colore grigio chiaro, ma nel tempo assume un andamento contorto, con corteccia screpolata e scura.
Foglie – singole, alternate, lunghe fino a 12 cm, lanceolate e picciolate, con apice acuminato, margine seghettato. Spesso i denti terminano con una piccola ghiandola. La pagina superiore è verde-lucido, quella inferiore è opaca e più chiara.
Fiori – bianchi o leggermente rosati, fragranti, con un diametro fino a 5 cm, hanno 5 sepali, 5 petali, 40 stami (disposti su tre verticilli) e un pistillo con ovario semi-infero. I fiori per natura sono sterili; sebbene ermafroditi, gli organi maschili e quelli femminil sono incompatibili.
I fiori sono amati e impollinati dalle api e molto utilizzati nell’apicoltura.
Frutto – una drupa rivestita da un guscio (esocarpo) color beige o marrone peloso contenente la mandorla, cioè il nocciolo (endocarpo) con guscio legnoso, di forma oblunga con superficie forata o attraversata da solchi.
Semi – uno o due semi (le mandorle) contenuti all’interno dell’endocarpo che possono essere dolci o amari, a seconda della varietà.
Il legno di mandorlo nonché il mallo e i gusci del frutto sono considerati un ottimo carburante con elevato potere calorifero.
Le proprietà dei semi sono ben note: emollienti, antinfiammatori e rinfrescanti, grazie all’elevato contenuto di principi attivi quali proteine, grassi, zuccheri, sali minerali, vitamine, che conferiscono virtù energetiche e dietetiche.
Anticamente i semi di molte specie erano prevalentemente amari per via di una sostanza velenosa e mortale, l’amigdalina, un glucoside ricco di cianuro, utilizzato come strategia dell’albero per proteggere i suoi semi da uccelli e roditori e garantirsi la sopravvivenza.
Habitat – sub-tropicale e mediterraneo, con inverni miti e piovosi e estati calde e asciutte. E’ una pianta rustica che riesce ad adattarsi anche al clima continentale di tipo appenninico-adriatico, con ingressioni di venti freddi ed elevata escursione termica tra l’inverno e l’estate. Tollera il freddo fino a temperature -15°/-20°C a seconda della varietà e cultivar.
Zone: 5, 6, 7, 8.
Fioritura – i fiori sbocciano prima della comparsa delle foglie. E’ tra le fioriture più precoci, tra dicembre e febbraio a seconda della varietà, dove il clima è mite, mentre in altre varietà la fioritura avviene tra febbraio e marzo. I fiori sono sensibili al freddo e alle gelate, per cui è importante selezionare la varietà che si addice ad aree temperate calde o con periodo di fioritura ritardato per zone con inverni più rigidi.
Resistenza – a periodi di siccità.
Suscettibilità – a insetti, tra i più importanti la cimicetta (Monosteira unicostata), la campa (Malacosoma neustria) e il coleottero Anthonomus amygdali.
Patologie da funghi, l’Armillaria, il Corineo delle drupacee, il Cancro delle drupacee e la Moniliosi.
Photocredit: George E. Koronaios, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons
Coltivazione
Come per tutti gli alberi e piante, il periodo ottimale per la messa a dimora è l’autunno o l’inizio della primavera. La concimazione deve essere effettuata sia in autunno che in primavera, e anche durante l’estate per i mandorli da produzione, con concimi ad alto contenuto di azoto.
Forme di allevamento: libera, a vaso e a palmetta.
Le mandorle possono essere raccolte e consumate in aprile e maggio come frutti freschi interi prima della lignificazione del guscio opure si raccolgono tra luglio e settembre a seconda delle cultivar. Dopo aver rimosso il mallo che ricopre il guscio legnoso, la mandorla viene fatta asciugare al sole. L’essiccazione consente la conservazione, anche per lunghi periodi, e la commercializzazione.
“Harvest of almonds” – Davidbena, CC BY-SA 4.0
Potatura
Per mandorli da produzione la potatura avviene generalmente una volta l’anno in autunno dopo la raccolta. Come tutte le drupacee la produzione dei fiori avviene sui rami misti di un anno, sia brindilli che dardi, che devono essere selezionati al fine della prossima produzione dei frutti. E’ importante diradare la chioma per lasciare entrare la luce sui rami più in ombra e eliminare i succhioni.
La potatura del mandorlo ornamentale, invece, non deve essere eseguita ogni anno ma solo se necessario, per rimuovere rami secchi o danneggitai e tutti i rametti che crescono verso l’interno, quelli troppo vicini o che si incrociano fra loro. Il periodo migliore è durante l’inverno prima della ripresa vegetativa.
In giardino
Per il suo valore estetico-ornamentale il mandorlo può essere utilizzato come punto focale, come elemento d’interesse per giardini d’inverno, in filari con funzione di schermatura e come esamplare. Può essere coltivato anche in vaso su un terrazzo assolato ma richiederà una cura costante e una buona irrigazione.

Photocredit – Belectrified CC BY-SA 2.0.
Alcune varietà e cultivars
Mandorli ornamentali
Varietà selezionate solo a scopo ornamentale e sotto i 5m di altezza sono:
- Prunus dulcis ‘Roseoplena’
- Prunus amygdalus ‘Crimson’
- P. x persicoides ‘Spring Glow’
Mandorli da produzione
Pizzuta d’Avola – nota varietà siracusana. Grazie alle particolari condizioni climatiche della zona di produzione, fiorisce tra la fine di Dicembre e i primi di Gennaio, circa due mesi prima delle altre mandorle siciliane o pugliesi. Ottima per i confetti.
Mandorla di Toritto ‘Filippo Cea’ – è un particolare cultivar di mandorla, selezionato dal lavoro da agronomo di Filippo Cea agli inizi del XX secolo, a Toritto e tra i più antichi cultivar della Puglia. Ha la particolarita di essere gemellare, ossia il mallo contiene due semi. Perfetta per la pasticceria.
‘Tuono’ – cultivar autofertile, è uno dei mandorli a fioritura intermedia, poco vigoroso ma di produttività elevata. Cresce bene anche al Nord in posizioni assolate. I punti forti sono la fioritura tardiva, il guscio semi tenero (facile da rompere) e il sapore del seme.

Prunus amygdalus ‘Crimson’
La ricchezza del mandorlo
Nel “Manuale della coltivazione del mandorlo in Sicilia” (1872) Giusppe Bianca racconta che della pianta nulla si perdeva.
La legna della potatura serviva per alimentare i forni delle cucine contadine per la cottura del pane. Le foglie erano nutrimento per il bestiame. Dalla combustione lenta del mallo esterno si ricavava carbonato di potassa, con sui si produceva un tipo di sapone molle chiamato “scibina”, mentre il guscio veniva utilizzato per alimentare i braceri in casa.
Dalla spremitura delle mandorle si otteneva un olio particolarmente ricercato nella cosmesi, ma anche in medicina, come lenitivo o lassativo, e in veterinara, contro zecche e pulci.
Il legno del mandorlo dolce veniva utilizzato in falegnameria mentre quello del mandorlo amaro, più duro e di color rossiccio, in ebanisteria. Dall resina che colava dal tronco, si ricavava una gomma che poteva sostituire la gomma arabica. Infine dal frutto si dava vita alla preparazione dei dolci.
Curiosità
Un antico dolce a base di pasta di mandorle è il marzapane. Il suo nome potrebbe derivare da Marcipanis, il pane di San Marco, che secondo alcune fonti veniva prodotto a Venezia ed esportato in nord Europa come Marzipan. Ancora oggi Germania, Francia e Inghilterra sono grandi consumatori.
Linguaggio dei fiori
In diverse civiltà del passato (egizia, frigia, greca) divenne metafora della rinascita dopo la morte e simbolo di speranza. Simbologia che verrà in seguito assorbita nell’iconografia cristiana dove la figura geometrica di una mandorla farà da cornice al Cristo e alla Vergine gloriosi.