ROMNEYA COULTERI – La Regina dei Papaveri
di Ilaria Bagnulo
Introduzione
“Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti”, cantava Nilla Pizzi nel ’52 sul palco di San Remo. Immagino che il pubblico avrà sorriso ascoltando un testo dai toni ironici e di fantasia dove papaveri giganti svettano su piccole papere. Ma se ad aver scritto “Papaveri e Papere” fosse stato un cantautore californiano, un pubblico più esperto e appassionato di botanica avrebbe subito pensato alla Romneya coulteri, comunemente chiamata papavero Matilija o l’albero dei papaveri.
Di tutti i papaveri esistenti la Romneya coulteri è una grande eccezione, non solo per le sue imponenti dimensioni, ma per il suo valore ornamentale e per la spettacolare bellezza dei suoi fiori bianchi e appariscenti.
Tavola illustrata da Paul de Longpré
Indice dei contenuti
Le origini
Nativa della California meridionale, Baja California e Messico, cresce in zone aride e costiere della gariga americana e in aree bruciate da incendi che favoriscono la germinazione dei semi.
Era il 1890 quando la California State Floral Society propose le elezioni per determinare il fiore simbolo dello stato della California. Oltre alla Romneya furono proposti il Calochortus leichtlinii e l’Eschscholzia californica. Con una vittoria schiacciante vinse l’Eschscholzia, il noto papavero californiano, diventando il fiore ufficiale nel 1903. Nonostante tutto, la Romneya coulteri continuò ad esercitare il suo fascino, raggiungendo popolarità anche in Inghilterra, dove vinse il premio del Garden Merrit della Royal Horticultural Society.
Etimologia del nome
Nel 1832 Thomas Coulter, botanico irlandese che esplorò la flora del Messico, Arizona e California, scoprì questa pianta probabilmente nella valle di San Luis Rey River. Nel 1845 il suo successore nell’incarico di Conservatore dell’erbario del Trinity College di Dublino, il botanico irlandese William Henry Harvey, ereditò la collezione delle piante raccolte da Coulter, molte delle quali erano ancora da catalogare. Quando si trovò di fronte questo raro genere di papavero, sembrava perfetto per rendere omaggio alla memoria di Coulter ma il nome Coulteria era, di fatto, stato già assegnato ad un altro genere. Harvey dovette ripiegare su un’altra scelta e utilizzò il nome di un caro amico di Coulter, il reverendo Thomas Romney Robinson, celebre astronomo e fisico irlandese, lasciando all’epiteto coulteri la memoria di Coulter.
Si deve ad Harvey l’introduzione di molte delle piante collezionate da Coulter ai botanici europei e americani e la prima Romneya coltivata in Europa fu proprio nel giardino botanico di Glasnevin di Dublino nel 1875.
Caratteristiche botaniche
La Romneya coulteri è una pianta erbacea semi-arbustiva perenne che appartiene alla famiglia delle Papaveraceae e può crescere fino a 2 m in altezza. Ha una crescita vigorosa e aggressiva attraverso la propoagazione da rizoma di numerosi stemmi. Oltre alla R. coulteri esiste solo un’altra specie, la R. trichocalyx, distinguibile per le sue dimensioni più piccole sia nella crescita che nei fiori e per la presenza di peluria sui sepali dei boccioli.
Wallygrom CC BY-SA 2.0
Foglie – singole, alternate, di colore grigio-verde e dalla superficie cerosa. La lamina è lunga fino a 20 cm, divisa in 3, 5 o 7 lobi profondi di forma lanceolata-ovata.
Fiore – ermafrodite, solitario, di colore bianco (talvolta giallo), con diametro di 15-20 cm, profumato. La corolla è composta da 6 petali increspati che possono misurare fino a 10 cm l’uno. Al centro del fiore sono raggruppati numerosi stami giallo-oro.
Attira piccole api e farfalle.
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Tracy Drake CC BY-SA 2.0
Mark6mauno CC BY NC 2.0
Frutto – formato da una capsula deiscente di 3–4 cm di forma oblunga-ovata, ricoperta da una fitta peluria e contenete numerosi piccolissimi semi.
Semi – di forma ovata 1.3–1.5 mm marrone scuro. Hanno bisogno del fuoco e di alte temperature per germinare.
Wallygrom CC BY-SA 2.0
Habitat – Richiede una posizione assolutamente soleggiata e riparata dai venti e climi freddi.
Terreno Ama il terreno ben drenato, parzialmente sabbioso ma si adatta anche a terreni argillosi che ne rallentano la crescita.
Fioritura avviene tra la tarda primavera e l’estate. In climi miti può essere considerata una sempreverde mentre in climi temperati muore alla base a fine estate e ricresce dopo le prime pioggie invernali.
Resistenza a periodi di siccità con periodiche annaffiature.
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Coltivazione
Il periodo migliore per piantare la Romneya c. è durante l’autunno, in climi miti, o inizio primavera se gli inverni sono rigidi e si può presentare il rischio di gelate. Fondamentale scegliere una posizione in pieno sole e un terreno con un buon drenaggio. Al momento del trapianto è importante non disturbare le sue radici, molto sensibili, ed è consigliabile utilizzare piante giovani e allevate in vasi di piccole dimensioni.
Per assicurarsi un buon drenaggio si può aggiungere, al momento del trapianto, della sabbia o torba sul fondo della buca.
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In giardino
In giardino può essere utilizzata come pianta divisoria, da sfondo e per bordure lungo muri e recinti.
Data la sua crescita aggressiva capace di colonizzare interi giardini non è consigliabile piantarla in piccoli spazi ma piuttosto utilizzarla in ampie zone anche in pendenza. In generale richiede un controllo della crescita attraverso la completa rimozione dei nuovi stemmi che partono da rizoma. Per stimolare la fioritura, che avviene sui nuovi stemmi, è necessario potare a inizio primavera o in autunno se gli inverni sono rigidi.
L’ibrido ‘White Cloud’ ha la caratteristica di una diffusione meno aggressiva.
Si accosta bene con Agapanthus, Artemisia, Ceanothus, Lavatera e le salvie ornamentali.
I fiori sono molto utilizzati anche in bouquet di fiori recisi ma è preferibile coglierli quando i boccioli sono ancora chiusi, vista la breve durata del fiore.
La leggenda dei Chumash
Il nome comune Matilija fu assegnato probabilmente in memoria di un capo della tribù nativa americana dei Chumash che visse alla fine del 1800. Questa popolazione risiedeva nelle terre della California centro-meridionale che corrispondono alle odierne contee di Santa Barbara, Los Angeles, Ventura e all’isola di Channel.
Julie Turnamalt-Stenslie, discendente Chumash, racconta nel suo libro “My Chumash Ancestral Legacy” della storia di Amatil, figlia del capo Matilija, che si innamorò d Cocopah, un guerriero che morì ucciso durante una battaglia contro i coloni spagnoli. L’amore di Amatil era così profondo e puro che si distese sul corpo del suo amato e morì anche lei. Ciò che rimase come simbolo del loro amore fu un bellissimo fiore dai petali bianchi con un centro giallo-oro a rappresentare l’eterna radiosità.
E’ stato riportato che i Chumash utilizzavano questa pianta per problemi alla pelle e alle gengive e per dolori di stomaco. Fiori e foglie fresche venivano sminuzzate e fatte in poltiglia per applicarla sulla pelle irritata mentre per le gastrointeriti venivano preparati degli infusi di foglie, parti dei fiori e piccoli stemmi verdi.
Nonostante la piacevole fragranza e i suoi usi medicinali, la pianta contiene dei potenti composti chimici usati come repellenti per gli erbivori e saponine che possono causare irritazioni cutanee e problemi gastrici per l’uomo.